Se sei arrivato qui cercando la soluzione alla definizione “tecnica di marketing per attrarre utenti del web”, la risposta è CLICKBAITING: 12 lettere.
Ma la risposta da cruciverba apre una questione molto più interessante per chi si occupa realmente di marketing digitale.
Il clickbaiting consiste nell’utilizzare titoli, immagini o anteprime progettati per attirare fortemente l’attenzione e spingere l’utente a fare clic. Il problema nasce quando la promessa utilizzata per ottenere quel clic non corrisponde a ciò che la persona troverà realmente nella pagina.
Un titolo efficace deve incuriosire. Un titolo ingannevole può ottenere lo stesso risultato nel breve periodo, ma sacrificando fiducia, qualità della visita e credibilità.
La differenza tra le due cose è proprio il tema di questo articolo.
In breve
La tecnica indicata dalla definizione “tecnica di marketing per attrarre utenti del web” è il clickbaiting.
Il clickbaiting utilizza titoli, immagini o anteprime capaci di stimolare curiosità e ottenere clic. Non tutti i titoli molto attraenti sono però clickbait: il problema nasce quando il contenuto non mantiene la promessa fatta prima del clic.
Cos’è il clickbaiting
Il termine clickbait nasce dall’unione delle parole inglesi click e bait, cioè “esca”.
L’idea è intuitiva: costruire un elemento capace di attirare l’attenzione abbastanza da indurre una persona a cliccare.
Nel marketing e nella comunicazione online l’esca può essere:
- il titolo di un articolo;
- l’anteprima di un post social;
- una thumbnail;
- l’oggetto di una newsletter;
- un’immagine;
- una frase utilizzata in un annuncio;
- un testo che anticipa soltanto una parte dell’informazione.
Il clickbaiting non è quindi una singola formula. È un insieme di tecniche che cercano di creare una distanza tra ciò che l’utente sa e ciò che vorrebbe sapere.
Quella distanza genera curiosità.
Il confine importante è ciò che accade dopo il clic.
Se il titolo enfatizza un contenuto reale che la pagina mantiene, possiamo parlare semplicemente di un titolo efficace e persuasivo.
Se invece il titolo promette qualcosa che il contenuto non offre, nasconde volutamente informazioni fondamentali o esaspera i fatti soltanto per ottenere traffico, entriamo nel territorio del clickbait problematico.
Perché il clickbait funziona
Un titolo non deve raccontare necessariamente tutto.
Deve però fornire abbastanza informazioni da far capire all’utente perché quel contenuto potrebbe essere interessante.
Il clickbait porta questo meccanismo all’estremo.
Frasi come:
- “Non crederai a quello che è successo”;
- “Nessuno ti ha mai detto questa cosa”;
- “Questo errore sta distruggendo il tuo business”;
- “Il trucco che gli esperti non vogliono farti conoscere”;
lasciano intenzionalmente incompleta l’informazione principale.
La curiosità spinge il lettore a cercare il pezzo mancante facendo clic.
Questa tecnica può funzionare perché il titolo non vende direttamente il contenuto: vende la possibilità di chiudere una domanda rimasta aperta.
Ma c’è un limite.
Più grande è la promessa utilizzata per ottenere il clic, più grande diventa anche l’aspettativa che la pagina dovrà soddisfare.
Clickbait e clickbaiting: qual è la differenza?
Nell’uso comune i due termini vengono spesso utilizzati quasi come sinonimi, ma possiamo distinguerli in modo utile.
Clickbait indica generalmente il singolo contenuto-esca: per esempio un titolo o un’anteprima progettati per attirare il clic.
Clickbaiting indica invece la pratica di utilizzare sistematicamente questo tipo di tecnica.
Un titolo può quindi essere un clickbait.
Una strategia editoriale costruita continuamente su titoli di quel tipo può essere descritta come clickbaiting.
Esempi di titoli clickbait
Il modo più semplice per capire il clickbaiting è confrontare titoli diversi.
| Titolo | Tipo | Problema |
|---|---|---|
| Non crederai a quello che questa AI può fare | Clickbait forte | Nasconde quasi completamente l’informazione |
| Questa AI sta distruggendo il marketing | Sensazionalistico | Promessa molto ampia e difficile da sostenere |
| Il trucco SEO che Google non vuole farti sapere | Clickbait ingannevole | Suggerisce l’esistenza di un’informazione segreta senza dimostrarlo |
| 5 attività di marketing che l’AI può già automatizzare | Titolo informativo | La promessa è specifica e verificabile |
| Come utilizzare l’AI per analizzare una keyword prima di scrivere | Titolo informativo | Spiega chiaramente cosa troverà il lettore |
La differenza non è quindi tra un titolo “noioso” e uno “interessante”.
È tra una promessa che il contenuto può mantenere e una promessa costruita principalmente per ottenere il clic.
Quando il clickbait diventa un problema
Ottenere il clic è soltanto il primo passaggio.
Una strategia digitale deve chiedersi anche cosa succede nei secondi successivi.
Immaginiamo due situazioni.
Nel primo caso un titolo promette:
“7 modi concreti per utilizzare l’AI nel customer care”
e la pagina mostra realmente sette applicazioni, con esempi, vantaggi e limiti.
Il titolo ha svolto il proprio compito.
Nel secondo caso il titolo promette:
“Questa AI sostituirà tutto il tuo customer care entro un anno”
ma la pagina contiene soltanto una presentazione generica dei chatbot.
Il clic è arrivato comunque.
Il problema è che la promessa è stata utilizzata come leva indipendentemente dal valore effettivamente offerto.
Nel tempo questo comportamento può produrre diversi effetti:
- riduzione della fiducia nel sito o nel brand;
- percezione di scarsa autorevolezza;
- utenti che abbandonano rapidamente il contenuto perché non trovano ciò che si aspettavano;
- minore propensione a cliccare nuovamente sui contenuti dello stesso autore;
- difficoltà nel costruire una relazione continuativa con il pubblico.
Il clickbait può quindi massimizzare una metrica locale — il clic — mentre peggiora il risultato complessivo.
Clickbait e SEO: cosa succede davvero
Clickbait e SEO non sono la stessa cosa.
E soprattutto non esiste una semplice equazione:
più clic = migliore posizionamento.
Google raccomanda che i titoli delle pagine siano descrittivi, concisi e rappresentativi del contenuto. Il titolo è infatti uno degli elementi principali che aiutano una persona a capire perché un risultato può essere pertinente alla propria ricerca.
Le linee guida ufficiali di Google sui title link possono essere consultate nella documentazione di Google Search Central.
Anche le indicazioni sui contenuti people-first vanno nella stessa direzione: il contenuto dovrebbe essere creato principalmente per essere utile alle persone, non semplicemente per intercettare visite dai motori di ricerca.
Google invita inoltre a chiedersi se il titolo principale della pagina rappresenti in modo descrittivo il contenuto e se eviti toni inutilmente esagerati o scioccanti.
Le indicazioni complete sono disponibili nella guida ufficiale sui contenuti utili, affidabili e pensati per le persone.
Clickbait e Google Discover
Per Google Discover l’indicazione è ancora più esplicita.
Google raccomanda di evitare il clickbait e tattiche simili utilizzate per aumentare artificialmente il coinvolgimento attraverso dettagli ingannevoli, esagerati o informazioni fondamentali volutamente omesse dalle anteprime.
La documentazione ufficiale suggerisce invece di utilizzare titoli che rappresentino l’essenza reale del contenuto.
Puoi leggere direttamente le indicazioni di Google per Discover.
Il punto non è evitare i titoli interessanti
Un buon titolo deve attirare attenzione.
La differenza è che l’interesse dovrebbe nascere dal valore reale del contenuto, non da una promessa che la pagina non può mantenere.
Come attirare clic senza fare clickbait
Rinunciare al clickbait non significa scrivere titoli piatti.
Significa costruire titoli interessanti partendo da ciò che il contenuto offre realmente.
1. Rendere specifica la promessa
Confrontiamo:
Generico:
Come migliorare il marketing
Più specifico:
7 modi per utilizzare l’AI nella ricerca delle keyword
Il secondo titolo non ha bisogno di esagerare. È più interessante perché permette al lettore di capire esattamente quale beneficio potrebbe ottenere.
2. Utilizzare la curiosità senza nascondere l’argomento
La curiosità può essere utilizzata in modo corretto.
Per esempio:
“Perché un agente AI può rispondere correttamente e avere comunque sbagliato”
Il titolo apre una domanda, ma identifica chiaramente il tema.
Non dice:
“Questa AI ha fatto qualcosa di incredibile: nessuno se lo aspettava”.
La prima formulazione genera curiosità attraverso un problema reale.
La seconda nasconde l’informazione per obbligare il lettore a cercarla.
3. Far emergere il problema
Un titolo diventa interessante quando intercetta una situazione riconoscibile.
Per esempio:
“Perché il tuo chatbot AI continua a dare risposte corrette usando fonti sbagliate”
Qui l’attenzione nasce da una contraddizione reale, non da un’esagerazione artificiale.
4. Utilizzare numeri soltanto quando hanno senso
“5 errori”, “7 esempi” o “10 strumenti” possono rendere più comprensibile la promessa.
Ma il numero deve derivare dalla struttura reale del contenuto.
Scrivere “27 segreti SEO” soltanto perché 27 sembra più interessante di 5 non aggiunge valore.
5. Dire per chi è il contenuto
La specificità può essere molto più efficace del sensazionalismo.
Per esempio:
“Come utilizzare un sistema RAG in uno Studio Professionale”
non parla a tutti.
Ma per il pubblico corretto è molto più rilevante di:
“La tecnologia AI che cambierà per sempre il tuo lavoro”.
Da clickbait a titolo efficace: esempi
| Versione clickbait | Versione più efficace |
|---|---|
| Non crederai a ciò che ChatGPT può fare con i tuoi documenti | Come interrogare documenti aziendali con AI e sistemi RAG |
| Questo errore SEO sta distruggendo il tuo sito | 5 errori SEO che possono ridurre la visibilità di una pagina |
| L’AI sostituirà il customer care prima di quanto pensi | Quali attività del customer care possono essere automatizzate con l’AI |
| Il segreto che nessuno ti dice sugli agenti AI | Perché controllare soltanto l’output di un agente AI non basta |
| Questa strategia farà esplodere il traffico del tuo sito | Come costruire un cluster SEO per aumentare la copertura organica |
In tutti questi casi il secondo titolo può essere ancora interessante, ma rende visibile la sostanza del contenuto.
Non chiede al lettore un clic alla cieca.
Come usare l’AI per creare titoli efficaci
L’intelligenza artificiale può essere molto utile nella generazione di titoli.
Può produrre rapidamente decine di alternative, modificare tono e struttura, adattare un titolo a pubblici differenti e suggerire variazioni che una persona potrebbe non avere considerato.
Il rischio nasce quando l’obiettivo assegnato al modello è semplicemente:
“Genera il titolo con più probabilità di ottenere clic.”
Se la funzione da ottimizzare è soltanto il clic, il modello ha pochi motivi per essere prudente.
Può accentuare:
- superlativi;
- urgenza;
- promesse;
- conflitto;
- paura;
- curiosità incompleta.
Una richiesta migliore consiste nel definire anche i vincoli.
L’AI non dovrebbe ottimizzare soltanto il clic
Un titolo può essere valutato almeno su quattro dimensioni:
- chiarezza: si capisce di cosa parla il contenuto?
- rilevanza: intercetta il problema del pubblico?
- curiosità: offre un motivo per approfondire?
- coerenza: la pagina mantiene ciò che il titolo promette?
Un prompt per generare titoli senza cadere nel clickbait
Prompt pronto da copiare
Devo creare il titolo di un contenuto. Genera 10 alternative interessanti ma fedeli al contenuto. Il titolo deve: - far capire chiaramente l'argomento; - evidenziare il beneficio o il problema principale; - generare curiosità senza nascondere informazioni fondamentali; - evitare promesse che il contenuto non può dimostrare; - evitare superlativi non verificabili; - evitare espressioni come “non crederai”, “segreto”, “nessuno te lo dice”, salvo che siano realmente giustificate; - evitare falsa urgenza e sensazionalismo. Per ogni proposta assegna un punteggio da 1 a 5 per: 1. chiarezza; 2. rilevanza; 3. capacità di attirare attenzione; 4. aderenza al contenuto; 5. rischio di clickbait. Scarta le proposte con rischio di clickbait superiore a 2. Alla fine indicami le 3 alternative migliori e spiegami brevemente perché. PUBBLICO: [inserire] ARGOMENTO: [inserire] QUERY PRINCIPALE: [inserire] CONTENUTO / PUNTI REALMENTE TRATTATI: [inserire] BENEFICIO REALE PER IL LETTORE: [inserire]
Il vantaggio di questo approccio non sta nel fatto che l’AI troverà automaticamente “il titolo perfetto”.
Sta nel trasformare la generazione del titolo da un’attività completamente libera a un processo con criteri espliciti.
Un workflow AI per generare e controllare i titoli
In un’attività editoriale ricorrente si può andare oltre il singolo prompt.
Il processo può essere strutturato in più passaggi:
- Analizzare il contenuto reale.
Estrarre argomento, problema, benefici, dati ed elementi distintivi. - Definire la promessa consentita.
Stabilire ciò che il titolo può affermare senza andare oltre le evidenze disponibili. - Generare le varianti.
Produrre titoli differenti per struttura, tono e pubblico. - Valutare il rischio di clickbait.
Individuare superlativi, informazioni volutamente nascoste, promesse eccessive o affermazioni non supportate. - Confrontare titolo e contenuto.
Verificare che ciò che viene promesso sia effettivamente presente nella pagina. - Effettuare una scelta umana.
Utilizzare l’AI come sistema di supporto, non come arbitro finale della comunicazione.
Questo è un esempio di un principio più generale: quando l’AI viene utilizzata in azienda, spesso il valore non arriva dal singolo prompt ma dalla progettazione del processo nel quale il modello viene inserito.
È lo stesso principio alla base del Metodo O.R.D.I.N.E.: prima si definiscono problema, processo, informazioni e controlli; solo dopo si decide come utilizzare l’intelligenza artificiale.
Checklist prima di pubblicare un titolo
Prima di pubblicare un articolo, una newsletter o un post puoi utilizzare una verifica molto semplice.
- Il titolo fa capire di cosa parla realmente il contenuto?
- La promessa principale viene mantenuta nella pagina?
- Sto omettendo un’informazione soltanto per costringere l’utente a cliccare?
- Sto utilizzando un superlativo che posso realmente dimostrare?
- Il titolo sarebbe ancora corretto se eliminassi le parole più emotive?
- Una persona che arriva sulla pagina troverà ciò che si aspetta?
- Il titolo identifica un beneficio, un problema o una domanda concreta?
- Sto cercando di attirare il pubblico giusto o semplicemente il maggior numero possibile di persone?
L’ultima domanda è probabilmente la più importante.
Non tutto il traffico ha lo stesso valore.
Un titolo capace di ottenere meno clic ma da persone realmente interessate al contenuto può essere molto più utile di un titolo che genera migliaia di visite senza alcuna affinità con il sito.
Domande frequenti sul clickbaiting
Qual è la tecnica di marketing per attrarre utenti del web?
La risposta associata alla definizione è clickbaiting. Nei cruciverba viene indicata come soluzione di 12 lettere. Nel marketing digitale il termine descrive l’utilizzo di titoli, immagini o anteprime progettati per attirare il clic attraverso curiosità e forte capacità di richiamo.
Cosa significa clickbait?
Letteralmente significa “esca per clic”. Indica generalmente un titolo, un’immagine o un contenuto progettato per attirare fortemente l’attenzione e spingere l’utente a visitare una pagina.
Clickbait e clickbaiting sono la stessa cosa?
I termini vengono spesso usati come sinonimi. In senso pratico, clickbait può indicare il singolo titolo o contenuto-esca, mentre clickbaiting descrive la pratica di utilizzare questa tecnica.
Fare clickbait penalizza la SEO?
Non esiste una regola generale secondo cui ogni titolo clickbait provochi automaticamente una penalizzazione nella Ricerca Google.
Google raccomanda però titoli descrittivi e coerenti con il contenuto e privilegia contenuti utili e pensati per le persone. Per Google Discover l’indicazione è ancora più esplicita: Google consiglia di evitare clickbait e anteprime basate su dettagli ingannevoli o esagerati.
Un titolo molto accattivante è sempre clickbait?
No.
Un titolo può essere molto efficace, curioso e persuasivo senza essere ingannevole. La differenza fondamentale è la corrispondenza tra promessa del titolo e contenuto effettivo della pagina.
Come si può attirare l’attenzione senza fare clickbait?
Utilizzando specificità, problemi reali, benefici concreti, domande interessanti e informazioni rilevanti per il pubblico.
La curiosità non deve essere eliminata: deve nascere da qualcosa che il contenuto è realmente in grado di approfondire.
L’AI può creare titoli clickbait?
Sì. Se viene chiesto a un modello di massimizzare soltanto il numero di clic, può produrre titoli sempre più sensazionalistici.
Per questo è utile definire anche criteri di chiarezza, coerenza, verificabilità e aderenza al contenuto, utilizzando l’AI come supporto alla scelta e non come generatore senza vincoli.
Il clic è l’inizio, non il risultato
Il clickbaiting parte da un’osservazione corretta: sul web l’attenzione è limitata e un contenuto che non riesce a farsi notare difficilmente verrà letto.
Il problema nasce quando il clic diventa l’obiettivo finale.
Un titolo dovrebbe fare una promessa.
Il contenuto dovrebbe mantenerla.
È questo il passaggio che trasforma un semplice meccanismo per attirare traffico in una strategia capace di costruire fiducia, autorevolezza e pubblico nel tempo.
L’intelligenza artificiale può aiutarci a produrre più alternative, analizzarle e adattarle ai diversi contesti.
Ma anche qui il punto di partenza non dovrebbe essere:
“Come faccio a ottenere più clic?”
Dovrebbe essere:
“Quale valore sto promettendo e posso realmente mantenerlo?”
Stai utilizzando l’AI per produrre contenuti o automatizzare attività di marketing?
Generare testi, titoli o varianti è semplice. La parte più importante è capire dove inserire l’AI nel processo, quali informazioni fornirle e quali controlli mantenere.
Il Metodo O.R.D.I.N.E. parte proprio da qui: analizzare il problema prima di scegliere lo strumento e automatizzare soltanto ciò che ha realmente senso automatizzare.

